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I Funghi PDF Stampa E-mail

copertinaFin dai tempi più antichi, i funghi sono stati motivo di notevole curiosità da parte dell’uomo, sia che egli fosse spinto alla ricerca da esigenze alimentari, sia che si interessasse ad essi con un senso di timore e di diffidenza considerandoli fonte di maleficio. Infatti, fin dalla preistoria, i funghi devono aver rappresentato per gli uomini primitivi di alcune aree un’importante fonte di alimentazione, anche se stagionale.

In altre aree invece, i funghi erano considerati prodotti di una misteriosa reazione tra la terra e qualcosa di soprannaturale, a volte accostati agli Dei, a volte ai demoni e usati come medicina o addirittura come strumento rituale. In tutte le situazioni però e per molti secoli si è ignorata la vera natura dei funghi ritenendoli ‘escrescenze terricole’ o ‘fermenti della terra’ o ancora la combinazione di elementi come ‘terra, acqua e tuono’ (nel caso dei tartufi).

Anche gli studiosi dell’Epoca Classica, greci e romani erano lontani dal pensare i funghi come esseri viventi ed erano assai diffidenti dall’usarli come alimento. “Tra i cibi meno raccomandabili crediamo si debbano annoverare i funghi…” diceva Plinio Il Vecchio e il medico Galeno aggiungeva che i funghi non erano nutrienti ma di difficile digestione e pericolosi per i principi tossici. Ma nonostante queste sentenze, come altre ugualmente non lusinghiere e i numerosi decessi per avvelenamento, i funghi hanno assunto - con l’andare dei secoli - sempre maggiore considerazione ed interesse gastronomico.

Oggi, nei confronti dei funghi, c’è un entusiasmo quasi morboso non solo per mangiarli, ma per andare a raccoglierli. Si è disposti a levatacce mattutine e a lunghe scarpinate pur di portare a casa qualche fungo da mettere in padella. Si organizzano addirittura spostamenti di massa per centinaia di chilometri per recarsi, in tempi favorevoli, in luoghi vocati. Questa passione, nata anche per poter avere un qualche contatto con la Natura in tempi di stress, spesso procura danni alla Natura stessa qualora si affronti la ricerca in maniera selvaggia, non tenendo conto dei fragili equilibri degli habitat.